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martedì, 20 maggio 2008


BOLOGNA LEGHISTA?

Una nota trasmissione televisiva si è occupata recentemente di immigrazione. Piatto forte della puntata era un reportage di due ottimi giornalisti che erano andati a documentare il boom della Lega nelle regioni rosse e che, dalle parti della Romagna, non avevano trovato altro che un inquietante nulla. Un nulla fatto di strade dove non succedeva niente, da paeselli ricchi e pasciuti ancora vergini in criminalità e disoccupazione. Un nulla, però, fonte di paura per i cittadini residenti. Paura di qualcosa di grande e intangibile.  Paura della globalizzazione, dell’euro, dell’uomo nero. Paure anomale anche, e tutte nuove. La paura di alcuni omosessuali benestanti spaventati dall’immigrazione. La paura dei pescatori di Lampedusa immigrati da anni a Rimini, che un tempo (?) erano marocchini e che ora votano la Lega perché è giusto che  “i piccioli”, i soldi delle tasse, rimangano dove vengono prodotti, e non mandati giù in Sicilia, in Campania, che lì li sperperano. La paura di un lavoratore marocchino, anche, che aveva paura a dire che lavora senza permesso, che ha una casa senza permesso, che esiste senza averne il permesso.

Certo la sinistra, anche in Romagna, è ancora maggioranza. In Emilia, a Bologna, è addirittura maggioranza schiacciante. Ma è così diversa Bologna da questa Romagna?  La Bologna dei Cofferati e dei Guazzaloca. La Bologna dei locali chiusi, delle piazze ordinate, degli studenti tollerati solo se disposti a pagarsi l’affitto, le tasse, i consumi, senza rompere troppo i coglioni. La Bologna del conformismo culturale che ha vinto la battaglia istituzionale contro la Bologna underground, contro quella che era un tempo la capitale creativa d’Italia e che è ormai anonima provincia del Nord sprofondata nella paura del rumore, dei cani, dei giovani, dei capannelli in mezzo alla via, delle moschee. Una Bologna dove il PD non fa nulla per nascondere la sua attrazione fatale verso certi istinti beceri che hanno valore inestimabile in tempi di vuoto siderale di uomini e di idee. Istinti, bisognerebbe capirlo, che poi ci mettono un attimo ad imbizzarrirsi, a premiare i veri esperti del marketing della paura, invece di blandi scopiazzatori ex comunisti, ex cattolici, ex girotondini, ex sindacalisti, ex Cofferati anch’io.
Da Bologna (io) a Bologna (noi) promise un tempo Cofferati. Nessuno allora glielo chiese, eppure era importante. Caro sindaco futuro sceriffo. Noi, chi? Noi leghisti?

postato da: mello alle ore 13:33 | Permalink | commenti (34)
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lunedì, 19 maggio 2008

IL LIBRO DI LERRI

Gianluca Morozzi è uno bravo che scrive dei libri e io che non leggo molto ne ho pure letto uno.
Lerri invece lo conosco da tanto tempo e le nostre strade bolognesi a misura d'uomo si incrociano spesso nei più svariati modi, l'ultimo dei quali è stato che ho scoperto che è il fidanzato di DaniLdc.
I Gheng, ai quali è dedicato il libro scritto da sti due modestissimi fan, li ho incrociati per la prima volta nel 1988 a Monteveglio ad un concerto per il Nicaragua del quale nel mio nh diario scattai l'istantanea di questo modesto ricordo: Sinceramente, a noi del Nicaragua non ce ne fregava un cazzo, ma ci interessava suonare. Dall'alto della nostra inesperienza abbiamo aperto le danze davanti a gruppi del calibro di The Gang, Routine, Templamentis e Paolino Paperino Band. Pubblico in delirio per il chitarrista Claudio Severi e pogate a sproposito sulle note di Ugo Foscolo.  Nel Tragitto Bologna-Monteveglio i fans Paderni, Marmiroli, Belloni e Palmonari fanno un busso in macchina (una Panda 30) procurandosi lesioni gravi e meno gravi. Gran finale dei New Hyronja al Rizzoli, in visita ai fans vittime (fortunatamente ancora vivi) delle stragi della domenica pomeriggio.

Eravamo giovani, i Gheng erano già famosissimi ed erano molto più grandi di noi cinni pseudo alternativi con i doctor martens già schizzati di modestia bolognese.
A 20 anni da quel modesto evento nicaraguo-montevegliese, esce questo tomo di 176 pagine sulla vita, le opere e la pastorizia della bend marchigiana.
A volte ritornano.
Interessante la collaborazione  con l'associazione culturale  Musica e Idee di Ferrara, un libro che è un atto d’amore per tanti anni di canzoni, di impegno, di palchi e di concerti che verrà presentato domani 20 maggio 2008 presso la libreria Feltrinelli International, via Zamboni 7, ore 18. Intervengono (oltre ai modesti autori) gli umarells Oderso Rubini, l'assessore  regionale alla cultura Ronchi e Claudio Lolli.
L'atto d'amore dello spettro nei confronti di Lerri, oltre che pubblicizzargli in pompa magna il suo primo libro, è la 'assunzione di DaniLdc tra le file della redasione.

postato da: maso_ alle ore 12:12 | Permalink | commenti (22)
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sabato, 17 maggio 2008


CONFERATI E LA DITTATURA DEL CONSENSO

Ristorante appena fuori Bologna scelto su internet perchè ha un sito discreto.
Cucina emiliana, solo qualche piatto buonissimo, poche pippe e molto meno unto e dozzinale dei Sandoni che l'ultima volta che ci sono stato ho sudato tagliolini alla cipolla tutta la notte e ho fatto dei sogni che mi sembrava di essermi fatto dell'ellesedi.
Bell'arredamento, ideale per modesti che vogliono fare bella figura.
Arriva la zdaura che ci propone i piatti, all'interno del locale ci siamo solo noi che facciamo colazione con un toast  del resto siamo solo noi eeeeeeeeeeh.
Chitarrone.
Fantastico.
Gran taffiata.
Ottima taffiata, ottimo vino, costo della sciocchezza: 1 ora e mezzo del sudore del mio polso a cranio.
Onesto.
La zdaura mi chiede di tenere in braccio mia figlia, gliela consegno, ma la piccola vede un zavaglio aristofric simile alla macchina del fumo dei Rockets e si mette a piangere.
I bambini anche se sembra che non capiscano ancora nulla, capiscono eccome.
Riprendo la pargola e la zdaura mi dice lacrimante che le sue figlie di 33 e 39 anni convivono ma non si riproducono e lei soffre di questo, poi mi racconta che l'altro giorno è arrivato il Guazza e la sua nipote si è dimenticata lì un cappellino e lei non sa come fare per restituirglielo.
"Ah, Guazzaoca quando stava male veniva sempre qui a mangiare e adesso viene spesso"
Ascolto interessato la zdaura che incalza "Guardi a me non me ne frega proprio niente di politica, però qua è venuto tempo fa Conferati e ha detto che non voleva nessuno che entrasse nel locale e lì a sedere c'erano tre della scorta che stavano lì e han mangiato un casino. Ma scorta di cosa? Cosa vuole che gli succeda a Conferati? Sono poi soldi che paghiamo noi. A me quello lì non piace propio".
Faccio di si con la testa e mentre esco per far piacere alla zdaura le dico che il Guazza si riproporrà come sindaco.
Silenzio.
A momenti si mette a piangere.
Esco.
Vado a vedere i cavalli e finisco di digerire.
Che taffiata.
postato da: maso_ alle ore 16:16 | Permalink | commenti (18)
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venerdì, 16 maggio 2008

I GIARDINI DI PIAZZA XX SETTEMBRE
(e quell'uomo gridava gelati)

Chi l'ha detto che a Bologna non c'è del verde?
Pecoraro Scanio?
E che caxxo di cognome è Pecoraro Scanio.
Ieri pomeriggio, verso le 18 sono stato a fare una ronda da solo ai giardini di piazza XX settembre, quelli di fronte alla stazione dei treni, quelli di fronte alla stazione delle corriere, quelli dove c'è un parcheggio a pagamento.
Ad un certo punto arrivano dei tronisti credo del Marocco con gli occhiali a goccia che si danno delle pacche sulle spalle e ridono dopo che uno ha detto una battuta del tipo "Actrrrrhhh Agcchhhh".
Paese che vai, umorismo che trovi.
Vicino a un albero piantato su un  prato secco, alcuni tossici vestiti come i tossici che vedevo quando ero sbarbo, con piumino, naik e cappellino da umarell stanno in un angolo e confabulano a bassa voce nasale.
Nessuno di oro ride.
A Bologna non si ride più.
Una donna in ciabatte coordina gente ben vestita appena uscita dall'ufficio per fare sciopping e li porta in un angolo.
Più in là un ragazzo vestito di marrone grida "Stronzaaaaaaa" e lei gli risponde "Stronzoooooo".
Gli impiegati fingono un sorriso, poi acquistano quello che dovevano acquistare.
Immancabile arriva il tossico con la bici, quello che pedala e gli scappa il piede dal pedale e sta per cadere, ma poi mette giù tutta la gamba e non cade mai.
Frena davanti a me.
Mi guarda e mi dice "Scusaaa".
Non sa che sto facendo una ronda da solo, fa un giro in tondolo torna da me e mi fa "Vuoi questa bici?"
"No".
"Perchè?"
mi chiede stupito.
"Non sono capace di andarci"
Mi guarda, scossa la testa e se ne va compatendomi.
Pochi metri più in là, la solita pedalata a vuoto, il solito piede che cade sull'asfalto, il solito rumore.
Mi allontano, rompo un vetro di una macchina parcheggiata come ho visto fare in grand teft auto 23, rubo un autoradio del 1997 e torno a casa a guardare il telegiornale di etivu.
Fine della ronda da solo.

*ringrazio lo sconosciuto videomeiker fefe88gc per il video

postato da: maso_ alle ore 10:48 | Permalink | commenti (48)
categoria:maso
giovedì, 15 maggio 2008



PROGETTO PARTECIPATIVO SPETTRALE
IMPROPRIAMENTE DENOMINATO "TONDOLO"

I progetti impropriamente detti partecipativi, sulla carta sono molto belli, in pratica non sono proprio così partecipativi.
Vi spiego un tanto alla tonnellata come funzionano.
Esempio: progetto dell'asilo.
Di solito arriva il fenomeno che dice si fa così, così e così.
Zitti, lavorate e fatelo.
Il progetto partecipativo invece è molto più paraculo.
Arriva il fenomeno fintamente ridimensionato che dice: il progetto è così, così e così, ma vediamoci, incontriamoci, facciamo una riunione insieme agli attori del progetto (in questo caso i cinni dell'asilo) e ditemi cosa vorreste aggiungere o togliere per migliorare il progetto.
Riunione con buffetttt finale fondamentale per lasciare un bel ricordo e discussione del progetto ol tughezer.
I cinni fanno le loro proposte, arriva uno che dice: io voglio una statua dell Uinx, io voglio una Pimpa di 14 metri, io voglio le pareti colorate di viola, io voglio dei gatti dappertutto, io voglio una scatola di LEGO.
Nel vero progetto partecipativo, si raccolgono tutte le idee migliori, si votano e alla fine i cinni si troveranno all'interno dell'asilo una Pimpa di 14 metri non prevista nel progetto iniziale più altre idee fantastiche approvate con entusiasmo durante il buffett, il frutto della partecipazione.
In teoria funziona così.
In pratica ci si riempie la bocca con la parola partecipazione e chi ha fatto il progetto fa come gli pare a lui.
Fine.
Adesso che avete capito un tanto alla tonnellata cos'è la partcipazione, partecipiamo al progetto di pedonalizzazione della città di Bologna impropriamente detto TONDOLO.

Obiettivo: pedonalizzazione totale dell'area denominata tondolo.
L'idea di base, che approfondiremo con i vostri contributi, è che nell'area TONDOLO entrano solo i pedoni e le biziclatte. Basta. Solo loro.
La difficoltà maggiore sarà ovviamente convincere alcune delle lobbis che di defò si opporranno al rivoluzionario progetto TONDOLO, ovvero: bottegai, autobussieri, tassisti, scuteristi.
Per i culi pesi, all'interno dell'area TONDOLO  ci saranno dei taxi biziclatta che li trasporteranno.
Potenziamento delle rastrelliere delle biziclatte ATC.
Oltre ai taxi biziclatta si potrebbero realizzare dei zavagli elettrici per il trasporto di poche persone.
Tutto qui, ora tocca a voi aggiungere le idee per la realizzazione partecipativa del progetto TONDOLO, ma siate ben consci che in questa città avremo vita dura con progetti del genere perchè la parola pedonalizzazione del centro è un tabù, terzo solo a morte e pubblicazione dei redditi 2005 su internet.
Buon lavoro.

Sei favorevole alla pedonalizzazione pressochè totale* del centro storico di Bologna
Si
No
Non so
  
pollcode.com free polls
* per pedonalizzazione pressochè totale si intende: no autobus, no taxi, no uan... solo pedoni e biziclatte
postato da: maso_ alle ore 09:50 | Permalink | commenti (93)
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mercoledì, 14 maggio 2008

GLI AUTOBUS DI ROBERTO AMORI
(E NON SOLO)

In questo blog si è parlato spesso di passioni e abbiamo scoperto che la maggior parte dei lettori dello spettro ne coltiva di modeste e banali tipo suonare, scrivere, leggere e ascoltare la musica etc.
Le solite cose.
Le solite passioni.
Per fortuna che non siamo tutti uguali, altrimenti sai che noia e per fortuna che c'è ancora chi si distingue dalla piattezza della massa, è il caso di Roberto Amori, grande appassionato di autobus che grazie al ueb 2.0. armato di videocamera digitale filma gli autobus e carica i propri corti su Iutiub.
Roberto Amori si spinge anche oltre le porte della città e va ad immortalare anche gli autobus di Modena, la metro di Torino, prende la suburbana, va a Vignola, filma la monorotaia di Mirabilandia, i Tram di Strasburgo, gli scambi di Monaco e tanto tanto altro.
Roberto Amori filma e diffonde in anteprima mondiale le prime immagini rubate del Civis e ci fa battere il cuore.
Tu tum.
Tutta la sua filmografia è disponibile su Iutiub a http://www.youtube.com/user/robertoamori.
Grazie Roberto Amori, da oggi guarderemo gli autobus con un occhio diverso.

Autobus, Autobus, Ai uont tu raid mai autobus! - I Quin

postato da: maso_ alle ore 11:35 | Permalink | commenti (33)
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martedì, 13 maggio 2008


PUNTO RADIO

Visto che devo tornare a Punto Radio per la promozione estiva di Umarells ricca di succose novità, prima di telefonare a Bob Messini riesumo la seconda parte della ricerca del desaparesibo Diego delle Cocomere sullle radio bolognesi.

Punto Radio nasce nel 1975 Dieci anni prima di Radio Sfera a Zocca da un'idea del grande Vasco Rossi ma al progetto fece parte anke Gaetano Currieri e Maurizio Solieri
Punto Radio è stata una straordinaria scuola di talenti artistici. Molti dei DJ "per scherzo" di quegli anni sono poi diventati artisti affermati. Vasco Rossi per primo. Ma ai microfoni stava anche un certo Gaetano Curreri (quello degli Stadio, per intenderci). Oppure Maurizio Solieri e Massimo Riva, colonne portanti della Steve Rogers Band, il Gruppo che ha accompagnato Vasco al successo nei primi anni di carriera e che poi ha battuto la via discografica autonoma.
Il punto più alto della "carriera" di punto radio fu tra l'estate 76 e quella 77. Il 19 settembre del 76, infatti, ad Alassio, si tenne la finalissima di un concorso indetto da "Onda tv" in cui il pubblico votava la sua radio preferita. Vinse Punto Radio, davanti alla diretta concorrente BBC, di Bologna, in cui militavano Red Ronnie e Bonvi.
Quella sera avvenne anche il famoso "patacchino" per cui Red per anni l'ha avuta a morte con Vasco. Per chi non ha mai letto dell'episodio, riportato nel libro di Poggini, ecco cosa avvenne: Vasco, attaccò, senza farsi vedere, un adesivo di punto radio sul giubbotto di pelle di Red, e questi, per ore e ore girò con questo adesivo sulle spalle, tra l'ilarità dei componenti della delegazione di Punto Radio presente ad Alassio. In più, oltre alla beffa il danno: Red Ronnie, quando finalmente se ne accorse, tentò di togliere l'adesivo ma finì con il rovinare definitivamente il giubbotto.
Quella vittoria per Vasco e compagni fu un grande motivo di soddisfazione e di orgoglio, il premio al loro impegno.
Da notare che, mentre i giovani del paese e non solo, li acclamavano e li portavano in palmo di mano, i "grandi" tra cui anche i loro genitori, li rimbrottavano e criticavano, dicendo che quello non era un lavoro vero, e che stavano lì a perdere tempo. Insomma, alcune delle frasi che suggerirono il testo di "siamo solo noi" nacquerò già da lì, a sentirsi dire che i giovani "non sanno far niente" e che "sanno solo combinare stupidate..."
Che in effetti soldi ne girassero pochi era anche vero. Riuscivano a mettere da parte qualcosa, ma il più delle volte erano più le spese che le entrate.
Oltre tutto, per diverso tempo, per loro principio rifiutarono di passare messaggi pubblicitari politici, cosa che invece le altre radio facevano ricevendo soldi in cambio, e questo, se da un lato era lodevole, dall'altro lato non li aiutava economicamente. Per mancanza di soldi, non sempre riuscivano a concretizzzare tutte le idee che avevano. Ad esempio, nell'inverno del '76 ricevettero la proposta di aprire una radio "gemella" a Roma. Nacque "Punto Radio Lazio" con sede a Frascati e per un poco andarono avanti a collaborare, lanciando, tra le altre cose, il primo numero di una rivista in cui scrisse un articolo anche Vasco, ma proprio per problemi di soldi, le varie iniziative sfumarono nel nulla. Nacque così l'idea delle "feste di Punto Radio" nelle varie discoteche, allo scopo, oltre che di divertirsi, di raccimolare un po' di soldi con la percentuale sugli incassi.
Punto Radio non fu una radio cosidetta "locale", in quanto la posizione di trasmissione, i 1000 watt di potenza, il ponte ripetitore a Bormio per la copertura anche della Valtellina, unica zona del nord italia non raggiungibile direttamente, una collaborazione con una radio di Roma, in pratica una tale copertura da renderla definibile come, "una delle primissime radio libere nazionali", un ufficio presso la sede per la gestione della pubblicità, uno a Bologna in Piazza Rooswelt, oltre 50 persone fra soci, dipendenti e collaboratori, decine di richieste da parte di radio locali nate come funghi nello spazio di pochissimi anni, di potere effettuare la ripetizione dei nostri segnali nelle zone scoperte, o comunque collaborare, le decin